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giovedì, dicembre 21, 2006

NON HO ANCORA PARLATO DI...

UN FILM DELIZIOSO

SHORTBUS

Il regista ha creato questo gioiellino, sessualmente esplicito, che ha il merito di non sfiorare mai la volgarità. Questo progetto è interessante per molti aspetti, primo fra tutti il regista ha sviluppato la sceneggiatura organizzando dei workshop intensivi con gli attori. Il film è il risultato di un work in progress, durato due anni, che ha creato una vera alchimia tra regista-autore, attori e troupe... con molta fatica e basso budget; per i curiosi
John Cameron Mitchell

mercoledì, ottobre 11, 2006

MASTURBAZIONI AL MASCHILE E AL FEMMINILE

Desiderare l'altro a tal punto da non sopportarlo più.

Gli uomini dicono sempre le stesse cose, fanno sempre le stesse cose, ragionano con il cazzo, non con la mente.
Parlo e non mi riconosco più.
Luoghi comuni escono dalla mia bocca, sentenze , nient’altro che sentenze.
Ho chiuso gli occhi, le orecchie, non mi interessa più vedere come ti muovi, sentire quella voce profonda, avvolgente, respingente.
Tu respingi me, io respingo te, non ci capiamo, non ci ascoltiamo, non ci vediamo più.
Io vedo la donna, tu vedi l'uomo, le tue ragioni, le mie ragioni, parliamo solo al singolare,
io sono
io faccio
io desidero.

Tu non sei come pensavo, tu non sei come desideravo, posso solo scoparti per un breve attimo, per una notte, due notti, tre notti, ma non sei tu.
Tu vuoi il mio corpo, io voglio il tuo corpo, ma ti prego dimentica la mente, e poi non sai che fartene della mia, tanto non ci capiamo, ho già provato con altri a capire e non è successo niente, non succede mai niente, perché non succede mai niente?
Sono disillusa, tu sei un illuso, tu dici di essere disilluso, ma sei un illuso che ragiona con il cazzo.
Sono piena di odio, così piena di odio che mi sento dentro a un vortice di parole non dette,
di luoghi comuni sempre detti, di silenzi pieni di solitudine.
Ma l'amore non era godimento?

Oh uomo, spingi più forte, prendimi, di più, per sempre.

Oh donna, accoglimi, accoglimi ancora una volta, fammi sentire che sono il tuo uomo.

Scopo con te ma ascolto me, vedo immagini, parti del tuo corpo, parti del mio, penso a quel tipo che ho visto l'altra sera, sì, muoviti ancora, ecco un po' più in là, va bene, potresti fare di meglio ma va bene, sei eccitato?
Ti faccio eccitare?
Questa sottoveste mi sta benissimo, sono così sexy che non puoi resistermi lo so, oh lo so, sì lo so, oh sì oh sì sì sììììììììì.

Maschile
Femminile
Singolare
Plurale.

Mondi paralleli che hanno deciso di non incontrarsi, è difficile, troppo difficile, dovrei mettere in gioco i miei sentimenti, rischiare, espormi.

Osservare.

Non so più osservare.
Cosa vede un uomo veramente?
Cosa guarda veramente?
Cosa ascolta?
Ed io cosa ascolto?
Non so più, una volta sapevo.
Ma poi dico basta e mi spoglio nuda.
Mi spoglio nuda per mettermi i tuoi vestiti da uomo, i tuoi panni da uomo, i tuoi pensieri da uomo.

Ora osservo le donne, osservo me, osservo te, osservo il cazzo che non è la mia mente.

Il mio nuovo sesso penetra e non accoglie, ma ho delle braccia che vogliono stringere, trattenere, proteggere.
E questo impulso a penetrare, a possedere, ad affondare.
Sono uomo, mi muovo da uomo ed ascolto gli uomini, di nuovo.
Che strano, c'è un mondo di emozioni anche qui, e guarda che piccoli particolari mi scopro ad osservare.
Quella donna ha appena pianto, posso capirlo da quel suo girare gli occhi intorno come ad osservare tutto e niente. Le porgo un fazzoletto, non le dico nulla, le porgo solo un fazzoletto, lei mi sorride continuando a roteare gli occhi, ma lo accetta.
Vado più in là e mi scopro ad osservare una gonnellina che il vento fa svolazzare, posso scorgere le sue gambe, belle quelle gambe, ma poi mi colpisce il modo in cui cerca qualcosa nella borsetta tirando fuori un oggetto dietro l'altro e cerca, cerca, che cosa?
Non mi sono rasato stamattina, non ne avevo voglia. Non ho sempre voglia di radermi e poi mi piace trascurami, mi sento libero, libero di dimenticarmi, libero di essere.
Ho fatto la doccia?
Sì, due giorni fa credo, e ho messo la stessa maglietta stamattina, la mia preferita, quella che ho preso a quel concerto, che concerto quella sera.
Che sbronza!
Piegato in due fuori al portone a cercare di togliere le chiavi dal tombino con il gancio del mio bracciale e ridere nel momento in cui ho visto cadere il bracciale, lì, proprio accanto alle mie chiavi.
Rido.

L'uomo saluta la donna.
La donna saluta l'uomo.
Travestita da uomo parlo di donne.
Travestita da uomo ascolto gli uomini.


Fuori da me ho cominciato ad osservare l'altro.

© 2007 Cristiana Rumori

giovedì, luglio 06, 2006

IMMAGINI



Era già mattina. Aveva fatto un brutto sogno quella notte. Una casa sconosciuta, delle persone nuove, un album di fotografie e la sua presenza che in realtà era assenza. Lui era distante, seduto nel divano più in là, in compagnia di quei nuovi amici, di quegli attori e delle loro improvvisazioni; sembrava a proprio agio, rilassato, sorridente, ma di un sorriso che non comprendeva lei. Un uomo le offrì il suo abbraccio, lei lo guardò dubbiosa, incerta se accettare, poi si appoggiò a quella spalla sconosciuta e la trovò comoda, comoda come non avrebbe immaginato, e si accasciò, perdendosi senza più pensieri. Ma d’un tratto la stessa mano di quel caldo abbraccio le mostrò un album di fotografie. Erano foto degli sconosciuti intorno a lei, volti sorridenti, divertiti, attori di copioni, amori recitati in corpi nudi, finché non vide la foto di lui, nudo, riverso nel corpo di lei, un’altra, con la bocca protesa nel suo sesso, umido nell’umido. Di colpo si irrigidì, staccandosi da quell’abbraccio sconosciuto. E’ solo finzione le dissero.

Straziata dal dolore si buttò con tutta la sua forza contro il suo uomo, lo colpì con rabbia, urlando la sua disperazione per averlo perduto e lui impassibile la guardò infastidito, forte della sua indipendenza da lei, forte di quei nuovi amici e degli interessi riscoperti.

No, no, no, nooooo.

L’urlo la svegliò di colpo. Vide una stanza intorno a lei, le pareti della sua camera. Si girò nel letto e notò lui che dormiva, con il viso all’insù e il respiro sereno.

Allora sei qui pensò? Non c’è nessuna foto, nessun sesso che hai baciato, sei semplicemente qui.

Lo guardò dormire, mentre sentiva scorrere via quel malessere. Avrebbe voluto quel corpo subito, sentire il suo sesso dentro di lei muoversi con vigore o infilarselo lentamente facendolo prima scorrere tra le sue labbra, ma non voleva interrompere quel sonno sereno, quel calore vicino, quell’assenza di album di fotografie. Decise di guardarlo e basta, magari poggiandogli una mano sul culo, accarezzandolo dolcemente, mentre l’altra mano cominciava a farsi spazio tra le labbra umide del suo sesso. Si toccò da sola, immaginando che fosse lui a farlo. Si toccò per lungo tempo, paziente come nessun uomo potrebbe essere, e intanto la mente scorreva tra le pellicole di immagini seducenti. Erano in un prato, vicino ai binari del treno, e lui si faceva spazio tra le pieghe della sua gonna, insinuandosi lentamente come una piccola formica che ti solletica le gambe. La mano fu presto accompagnata dal suo membro turgido e vigoroso, i capezzoli divennero sempre più duri, imploravano le labbra, i denti, tutta la sua bocca. Pensava: “Guardatemi voi che passate col treno, poggiate i vostri volti al finestrino, per un solo secondo, giusto il tempo di attraversare quel prato, e godete del mio godimento, amplificato dal suo sesso che si muove e si muove e si muove ancora e dai vostri sguardi che spiano, che si deliziano e che immaginano”. I capezzoli si fecero sempre più turgidi per il freddo venticello e per quella lingua che li lambiva. Vide quel meraviglioso maschio muoversi su di lei e quei piccoli volti sconosciuti scorrere, scorrere e scorrere. Godette di quel ritmo e di quell’improvviso spettacolo, lei e lui, attori e amanti di una scena da film. Si accasciò sul letto appagata, la mano ancora appoggiata sul suo culo e la testa finalmente libera da brutti pensieri.

© 2007 Cristiana Rumori